Chi sono gli utenti che acquistano sostanze psicoattive sulle darknet?

Un dato su tutti aiuta a capire chi si nasconde dietro lo schermo di un computer per acquistare sostanze: il volume delle singole transazioni. Uno dei primi completi studi realizzati sull’argomento risale al 2016 ed è stato realizzato su commissione del governo olandese dalla sezione europea della californiana Rand Corporation. Questa società nata nel 1946 con fondi del Dipartimento della difesa statunitense si occupa di sicurezza nazionale, cyberguerra e antiterrorismo, si autodefinisce «un’organizzazione senza fini di lucro che aiuta a migliorare il processo decisionale e politico attraverso la ricerca e l’analisi». Nella ricerca in questione sul ruolo di internet nel commercio di sostanze vietate (https://www.rand.org/pubs/research_reports/RR1607.html), la Rand ritiene innanzitutto gli utenti in questione «consumatori di droghe ricreative che le hanno già usate in precedenza». Riguardo alla finalità dei loro acquisti, aggiunge che «la maggior parte delle transazioni è stata generata da annunci pubblicitari (“elenchi”) inseriti dai venditori e dal valore inferiore a 100 dollari». Quindi, secondo lo studio, data la bassa quantità ottenibile con quella cifra, i clienti «stanno probabilmente acquistando per loro uso personale». A gennaio 2016, ben 59.684 transazioni (il 64% del totale) sono per l’appunto state inferiori ai 100 dollari. Quelle che «superano i 1.000 dollari», effettuate secondo la Rand da «probabili spacciatori che intendono rivendere la merce offline», sono appena 1.728 (il 2% del totale). Tuttavia, queste ultime, rappresentano ¼ del guadagno totale dei venditori (il 25%). Quindi, anche se molte meno, sarebbero le più redditizie. Su questi numeri vanno sicuramente fatte alcune osservazioni. La prima è che si tratta di stime basate su dati reali: i market spesso riportano per ogni singolo articolo, ad esempio 5 grammi di Mdma di un certo venditore, quante volte è stato acquistato in un determinato arco temporale. Un dato sicuramente fondamentale dal quale però è impossibile determinare se un singolo utente, a fronte di un’offerta speciale o per normale convenienza, abbia effettuato 10 ordini da 100 dollari anche in volta sola, al posto di farne uno da 1.000. Falsando così il dato sugli acquisti all’ingrosso.

Numero transazioni e introiti venditori, su più market nel gennaio 2016 e su Silk Road nel settembre 2013

Fonte: Internet-facilitated drugs trade, Rand Europe 2016

Quindi, secondo la Rand, è direttamente il consumatore finale a rivolgersi maggiormente a questo canale d’acquisto, effettuando piccoli ordini per l’assunzione propria o di un ristretto gruppo di persone. Perché, come conferma anche l’ufficio europeo di polizia Europol in uno studio sul tema , realizzato nel 2017 assieme all’Osservatorio dell’Ue sulle droghe e le tossicodipendenze (Emcdda), «i market delle darknet rivestono ancora una scarsa importanza per i cybercriminali di livello superiore o per la criminalità organizzata coinvolta nelle attività di narcotraffico su larga scala, in quanto tali gruppi utilizzano una efficiente e ormai consolidata loro rete logistica». Sempre secondo Europol ed Emcdda, «la frequente scomparsa dal darkweb dei market (…) potrebbe aver ridotto l’attrattiva in alcuni gruppi verso questo traffico». In altre parole, c’è il rischio costante di perdere sia il denaro investito, sia il fornitore. Variabili, queste, su cui la criminalità organizzata, nel web sommerso, e più in generale nel mondo virtuale, riesce ad avere un controllo decisamente minore. Perdendo il loro tradizionale e principale potere, quello intimidatorio basato sulla violenza che rende forti le narcomafie. La mancanza di controllo su queste variabili avrebbe recentemente minato la fiducia di molti clienti, in quanto nell’ultimo World Drug Report dell’Ufficio contro la droga e il crimine dell’Onu (Unodc) si legge che «i sondaggi online indicano nel 2018 un potenziale declino del numero di utenti che acquistano droghe sulle darknet, in particolare in Nord America, Oceania e America Latina». Affermazione, quest’ultima, che sembra in parte smentita dagli esiti dello scorso Global Drug Survey , realizzato dall’omonimo istituto di ricerca indipendente con sede a Londra e basato sulle risposte di un campione di circa 100mila persone nei Paesi sviluppati. Il primo dato che emerge dal sondaggio è proprio il raddoppio della percentuale di consumatori che usano internet e acquistano sostanze sulle darknet, anche se viene preso in considerazione un arco temporale più lungo: dal 4,7% del gennaio 2014 si è passati al 10,7% dello stesso mese del 2019, con aumenti riscontrati in tutte le regioni coperte. Ma guardando i dati disaggregati effettivamente emerge anche qui un calo nell’ultimo anno in tutte le sottoregioni, tranne che in Europa. Il sondaggio conferma anche trattarsi di un fenomeno recente, con quasi la metà del campione (il 48%) a riferire di aver acquistato sostanze sulle darknet nel 2019, dopo aver sperimentato questo canale di approvvigionamento nei 2 anni precedenti, un altro 29% ha invece inziato a usarlo nel 2015. A domanda specifica sul comportamento assunto dagli utenti dopo la chiusura nel 2017 da parte delle forze dell’ordine dei 2 principali market allora attivi (Alphabay e Hansa), a gennaio 2018 soltanto il 9% ha dichiarato di aver smesso di usare le darknet, la maggioranza non si è sentita toccata dall’operazione (57%), altri hanno solo modificato le tecniche impiegate (19%) o navigato meno frequentemente (15%). L’attività repressiva sui market, sembra quindi preoccupare poco gli attuali utenti, anche se potrebbe aver scoraggiato i nuovi dall’affacciarsi a questo mercato.    

Le risposte degli utenti dei market al Global Drug Survey 2018 sugli effetti nel loro utilizzo dopo la chiusura l’anno precedente di Alphabay e Hansa

Fonte: World Drug Report 2019, Unodc

Ma chi sono i consumatori che acquistano sostanze sulle darknet? Difficile dirlo, per l’assenza di dati. Qualche numero lo ha fornito nel 2017 Gerrit Kamphausen, sociologo e criminologo del Centre for drug research della Goethe Universität di Francoforte. Il suo studio () è stato presentato l’anno successivo a Impuls, un «simposio per la ricerca innovativa sulle droghe» organizzato dall’Istituto per il lavoro sociale e culturale (Iska), di cui l’edizione 2020 si terrà dal 4 al 6 maggio a Norimberga. Il lavoro di Kamphausen si basa su 2.833 interviste online e sull’analisi delle discussioni nei forum specializzati, riguardando ovviamente soprattutto la Germania. Dai risultati emerge che a comprare sostanze sulle darknet sono piuttosto giovani (età media 24 anni, in un intervallo 14-66), il loro livello di istruzione è relativamente alto e si tratta di persone socialmente ben integrate. Il 20% del totale di consumatori intervistati (562) aveva fatto qualche acquisto online, principalmente uomini (21%), meno le donne (14%). Su questo dato del ricorso alle darknet di 1/5 del campione, osserviamo che si tratta principalmente di giovani. Quindi di “nativi digitali”, persone cresciute con le tecnologie (smartphone, tablet, computer e internet) già di loro abituate ad adoperarle in maniera determinante, massiva e continuativa nella vita di tutti i giorni. Acquisto di sostanze psicoattive compreso. A conferma di ciò, il fatto che quasi il 70% di coloro che afferma di usare le darknet a questo scopo, riferisce di aver effettuato soltanto 1-5 acquisti attraverso i canali tradizionali (non virtuali). I motivi che spingono questi utenti a rivolgersi all’online sono la «maggiore scelta» (55%), la «migliore qualità» (54%), il «prezzo più basso» (42%) e la semplice «curiosità» (41%). Inoltre, ben il 93% degli utenti ritiene molto importante il parere dato da altri psiconauti nella scelta di un certo venditore. Le esperienze di assunzione di una determinata sostanza si trovano principalmente sui forum delle darknet, mentre sui market, per ogni singolo prodotto di un venditore, è possibile leggere i feedback lasciati dagli utenti su parametri quali qualità, livello di soddisfazione, modalità di spedizione, consegna e così via. Altro dato interessante che emerge dalla ricerca di Kamphausen è l’aumento del livello di sicurezza percepito nel ricorso a questo canale, innanzitutto per evitare la violenza del normale mercato della droga (84%). Ci sono poi qualità del prodotto e rischi per la salute (con il 71% che ritiene di aver ottenuto attraverso le darknet sostanze di migliore qualità) e la preoccupazione circa la repressione da parte delle forze dell’ordine (per il 44% il rischio è lo stesso, il 38% ritiene questo sistema più sicuro, il 18% meno sicuro).

Commenti lasciati dagli utenti di Alphabay all’annuncio di un venditore

Fonte: Drugs and the darknet, Europol-Emcdda 2017