Musica e sostanze: l’altra parte del pianeta hip hop. Intervista a Manuel “Kyodo” Simoncini

E’ un fatto. Nel panorama attuale della musica rap e trap i riferimenti sempre più espliciti all’uso delle sostanze stupefacenti affollano i testi delle canzoni. Tanto che, non di rado, alla nostra redazione arrivano commenti e riflessioni, da parte di studenti (e talvolta dei loro genitori), stupiti di una certa “impunità” di cui godono i loro idoli musicali, che nei videoclip mostrano di far uso di droghe, arrivando persino a consigliarne le modalità di utilizzo. Un bel cambiamento, ci siamo chiesti, ripensando alla scena rap degli anni Novanta del secolo trascorso che parlava di droghe, di marijuana soprattutto, in modo probabilmente più attenuato e sottile, leggibile solo tra le righe e da chi già apparteneva alla sfera dei consumatori. La pressoché totale accessibilità a musica e contenuti multimediali della rete hanno oggi inciso nel rendere virale questo genere musicale, con messaggi focalizzati sul mondo delle droghe. Una scelta di marketing dell’industria musicale o l’espressione di una subcultura, entrambi alla facile portata di adolescenti e pre-adolescenti che iniziano a distaccarsi dal modello genitoriale?